Molti si chiedono se sia possibile divorziare attribuendo al coniuge la responsabilità per la fine del matrimonio (divorzio con addebito). La risposta è: no!

Il divorzio con addebito non esiste, solo la separazione può essere chiesta con addebito, così come previsto dall’articolo 151 del codice civile. L’addebito può essere fatto valere soltanto nel procedimento di separazione giudiziale, che si verifica quando fra le parti non vi è accordo circa le condizioni di separazione.

Non è, dunque, possibile ottenerlo nel procedimento di separazione consensuale o di negoziazione assistita: i coniugi, infatti, non possono accordarsi su chi si assume la responsabilità della separazione.

Prima di introdurre una causa di separazione con addebito è fondamentale raccogliere tutti gli elementi ed i mezzi di prova necessari per dimostrarlo. Non è sufficiente fornire la prova che il coniuge ha gravemente violato uno o più doveri derivanti dal matrimonio, ma occorre provare il nesso causale tra la violazione e la crisi coniugale: la prima deve essere stata la causa scatenante della seconda.

Se invece la coppia era già in crisi e la violazione è avvenuta successivamente, quale conseguenza, non sussistono i presupposti per l’addebito.

La giurisprudenza, attraverso numerose pronunce, ha concretamente individuato le condotte, contrarie ai doveri nascenti del matrimonio, che possono far addebitare la separazione.

La più nota è certamente l’infedeltà che, a differenza di quanti molti pensano, non è causa automatica di addebito.

Come precisato dalla giurisprudenza, il tradimento non è causa di addebito qualora la crisi coniugale fosse preesistente e l’infedeltà ne sia una semplice conseguenza. Altri fatti addebitabili possono essere ad esempio i maltrattamenti, le aggressioni volte a deprimere, umiliare e isolare il coniuge, le imposizioni oppressive religiose.

Indipendentemente dall’addebito, anche dopo il divorzio, qualora la violazione degli obblighi matrimoniali abbia leso i diritti fondamentali della persona, costituzionalmente protetti (quali ad esempio la dignità, il diritto alla salute), chi li ha subiti può agire per chiedere il risarcimento dei danni patiti.

La causa in questione è altrettanto complessa in quanto il coniuge che la intenta deve rigorosamente allegare e provare i pregiudizi patiti.

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