Negli ultimi tempi, alla luce delle sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, che hanno fatto non poco discutere, molti si sono occupati delle questioni relative al mantenimento di moglie e figli nel caso di separazione e divorzio.

La differenza fra i due istituti, al momento, resta piuttosto netta. La separazione, a differenza del divorzio, non scioglie il vincolo matrimoniale, ma sospende soltanto taluni obblighi sino ad una eventuale riconciliazione o al divorzio.

La differenza fra la separazione consensuale e la separazione giudiziale

Quando la prosecuzione della convivenza fra i coniugi è diventata intollerabile, essi possono decidere di separarsi. Occorre, però, premettere che la separazione produce i suoi effetti soltanto se avviene dinanzi ad un giudice.

La separazione di fatto, quella cioè conseguente alla volontà di un coniuge, o di comune accordo, di non vivere più sotto lo stesso tetto non produce alcun effetto.

La separazione può essere consensuale o giudiziale. La prima avviene quando marito e moglie si accordano non soltanto sul fatto di separarsi, ma anche sulle modalità, cioè sulla regolamentazione dei rapporti fra di loro e nei confronti dei figli.

In mancanza di accordo, la separazione è giudiziale e le condizioni vengono decise dal giudice che, su richiesta, può dichiarare, ove ne ricorrano le circostanze, a quale dei coniugi sia addebitale la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Dall’addebito derivano rilevanti conseguenze, di seguito evidenziate, in materia di mantenimento e non solo.
In ogni caso, che la separazione sia consensuale o giudiziale, le parti più deboli (coniuge e figli) ricevono determinate tutele, considerato che essi devono comunque mantenere un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

Cosa spetta, dunque, alla moglie ed ai figli in caso di separazione?

Come detto, la separazione non scioglie il vincolo matrimoniale: sospende soltanto taluni obblighi, mentre altri permangono. Tra questi vi è l’obbligo di assistenza materiale nei confronti della moglie e dei figli.

Il mantenimento spetta alla moglie che non ha adeguati redditi propri, a condizione che non le sia stata addebitata la separazione. L’assegno di mantenimento deve tenere conto dei redditi del marito.

Quanto ai figli, essi ricevono il mantenimento commisurato alle loro esigenze, alla permanenza presso ciascun coniuge ed alla situazione reddituale dei genitori.

Il mantenimento spetta loro, anche se maggiorenni, sino a quando non siano autosufficienti economicamente. Il mantenimento copre le spese ordinarie, per quelle straordinarie contribuisce, generalmente in egual misura, ciascun genitore.

La moglie, anche se le è stata addebitata la separazione, ha diritto di continuare a vivere nella casa adibita ad abitazione familiare, qualora i figli (minorenni o maggiorenni non autosufficienti) siano collocati presso di lei.

L’assegnazione della casa familiare avviene nell’esclusivo interesse della prole, di modo che essi non subiscano troppi traumi conseguenti alla separazione e ci sia continuità nelle loro abitudini di vita.

Tale diritto spetta ai figli, indipendentemente da chi sia proprietario dell’abitazione, pertanto, essa può essere assegnata alla madre (con loro convivente) anche se non è la proprietaria.

A seguito della separazione, tranne nel caso di addebito, la moglie ha il diritto di ereditare dal marito e di percepire la pensione di reversibilità.

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